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martedì 4 agosto 2020

Spazzolini di bambù pirografati

Io e Francesco cerchiamo sempre di ridurre il nostro impatto sull'ambiente e in quest'ottica vorremmo evitare gli spazzolini di plastica. Gli spazzolini in bambù inquinano molto meno, ma hanno un difetto: non sono immediatamente distinguibili. Così ci si ritrova a estrarre dal bicchiere sempre lo spazzolino sbagliato, perché se è vero che per una coppia la percentuale di successo è del 50% è altrettanto vero che la legge di Murphy non smette mai di ricordarci la sua esistenza.

Per distinguerli facilmente serve una decorazione resistente all'acqua e che sia innocua: io ho optato per la pirografia! Ho decorato la testa del mio spazzolino con dei puntini ravvicinati che imitano dei piccoli fiorellini, dovevo fare qualcosa di veloce perché avevo urgenza di usarlo e mi è sembrata la soluzione migliore. Per i prossimi spazzolini cercherò di portarmi avanti e fare una decorazione più elaborata...

Il mio spazzolino in questo modo è velocemente riconoscibile anche dalla testa, mentre di solito i simboli per identificarli vengono messi solo sull'impugnatura. Questo aspetto fa la differenza quando si è di fretta!
Ho proseguito la decorazione con qualche puntino sparso sul resto dello spazzolino...
Un altro piccolo passo nel mondo green è finalmente compiuto.

martedì 7 maggio 2019

Stimolare la creatività

La scorsa settimana sono stata ispirata da Barbara, una blogger con la quale scambio sempre con piacere opinioni e riflessioni, su un argomento che mi sta molto a cuore: stimolare la creatività. Esistono dei metodi efficaci? In particolare voglio soffermarmi su un paio di approcci che ritengo vincenti con i bambini, ma vorrei fornire due consigli anche per gli adulti che desiderano allenare la loro creatività.

CREATIVITA’ PER I BAMBINI
I bambini hanno una fantasia sconfinata, spesso superano le nostre aspettative e vanno oltre i limiti razionali che ci poniamo noi adulti. Allora perché è necessario fare qualcosa per incrementarla? Non voglio sembrare una vecchia cinica e anacronistica, però la grande quantità di giochi a disposizione dei bambini del ventunesimo secolo ha assopito la loro creatività. Ho chiaro il ricordo di quando mi annoiavo durante la mia infanzia e in quei momenti ero spinta a inventare un nuovo gioco oppure scatenavo la fantasia per disegnare e inventare storie. Esiste ancora la noia? Io cerco di ovviare a questo problema in due modi:

- Mettere i bambini di fronte a una sfida
Quando mi trovo a tenere dei laboratori per i più piccoli, loro non sempre iniziano il lavoro con entusiasmo. A volte chiedono che sia io a svolgere i compiti che ritengono più difficili senza neanche provare da soli. Allora cerco di agire in questo modo: dopo aver mostrato loro alcuni esempi realizzati da me, chiedo loro che altro si potrebbe fare (Tu che cosa faresti? Qual è il tuo colore preferito? Che animale ti piace?) e poi li metto davanti alla sfida più importante dicendo “Fammi vedere!” A quel punto partono in quarta, felici di avere conquistato il mio interesse e volenterosi di dimostrarmi che la loro idea può funzionare. Perché le sfide più belle non sono quelle per superare gli altri, bensì quelle con noi stessi.

- Attirare da subito la loro attenzione
Io uso questo approccio anche quando racconto una storia a un bambino. Mi è capitato con la nipotina: talvolta chiede che le venga raccontata la storia della buonanotte solo per ricevere attenzioni, ma io voglio anche che la segua con interesse e che immagini ciò che le viene raccontato. Così per prima cosa introduco l’argomento. La storia ha come protagonista un pesciolino? Le chiedo se sappia che aspetto hanno e me lo faccio descrivere, a questo punto inizio il mio racconto sapendo che nella sua mente il personaggio ha già preso forma. L’attenzione del bambino si ottiene rendendolo partecipe. Questo riguarda ogni forma di creatività, abituare i bambini a visualizzare qualcosa è solo il primo passo.

CREATIVITA’ PER GLI ADULTI
Anche noi adulti abbiamo bisogno di qualche stimolo, anche se per ragioni diverse. Siamo sempre di corsa e la fretta è la nemica giurata della creatività. Io alleno la mia mente con questi metodi:

- Guardarsi intorno e prendere appunti
Siamo circondati da tantissimi stimoli, come i bambini, però subirli in modo passivo non è costruttivo. Provate a soffermarvi sui particolari anziché essere vittime dei messaggi che ci piombano addosso. Per esempio quando passo davanti a un negozio cerco di non agire solo come un’ignara acquirente che deve essere spinta verso un acquisto, ma mi soffermo sugli allestimenti e su ciò che mi emoziona. Che cosa posso trarre da questa esperienza? Spesso capendo che cosa mi colpisce riesco a ottenere lo stesso risultato con quello che già posseggo, senza acquistare qualcosa di nuovo (e quasi sicuramente superfluo). Però spesso non basta, perché siamo martellati da troppi segnali e finiamo per dimenticarci anche le nostre stesse riflessioni. Come rimediare? Prendendo appunti. Io amo annotare tutto a mano e durante i viaggi realizzo degli schizzi di ciò che vedo, ma può essere un inizio anche solo scrivere qualche parola sulle note dello smartphone che è sempre con noi.

- Non accontentarsi della prima idea
Lo ripeteva spesso il mio primo insegnante di sceneggiatura Diego Cajelli: “Buona la terza”! Questa regola non si adatta solo alla scrittura creativa, ma a ogni ambito della creatività. Spesso ci accontentiamo della prima idea che nasce nella nostra mente, ma in questo modo sacrifichiamo tantissime alternative più efficaci. Io cerco sempre di non dimenticare questo insegnamento e applicarlo anche alle scelte meno importanti. Devo scattare una foto per Instagram? Ne scatto tre e scelgo quella che comunica in modo più efficace il tema che ho scelto. Devo mandare una proposta per un lavoro? Faccio tre sketch diversi e mando i due che mi sembrano migliori. Pensate di non avere abbastanza tempo? Ricordatevi che il tempo è perso quando si rivela infruttuoso, mentre se viene impiegato per ottenere un risultato migliore è tempo speso bene.

Siete pronti per mettervi alla prova? Buon lavoro!

martedì 23 ottobre 2018

I miei tutorial dedicati ad Halloween su Paper Project

Ho sempre amato i travestimenti, negli anni scorsi mi sono divertita molto in compagnia degli amici in occasione di serate a tema ed eventi di GDR. Anche adesso che non ho più tempo per dedicarmi a questi passatempi, mi piace riguardare la cartella di foto dove mostro i miei piccoli trasformismi. Halloween era sicuramente una delle occasioni più attese.

Quest'anno non avrò occasione per festeggiare e non ho avuto il tempo per dedicarmi a un costume nuovo, ma ho pensato di raccogliere qui i link ai miei precedenti tutorial pubblicati sul magazine Paper Project.


TRUCCO
Nel post del 17 Ott 2013 spiego come ottenere un make up di effetto utilizzando gli Aquacolor. Conoscete questi prodotti? Sono veramente semplici da usare, però consiglio di fare qualche prova per prendere dimestichezza con la loro consistenza. Leggetelo se volete approfondire l'argomento.

TRAVESTIMENTO
L'anno successivo ho dedicato la mia pubblicazione alla realizzazione di un paio di orecchie animalesche. Un accessorio veramente veloce da realizzare e poco impegnativo, adatto a chi si fa spaventare dai travestimenti completi. Nel link trovate la spiegazione passo passo insieme a tante foto.

INVITO
L'ultima pubblicazione invece l'avevo dedicata a un lavoretto con la carta, il materiale più bello e versatile che ci sia. In questo post spiego come ottenere un effetto tridimensionale molto particolare aggiungendo qualche cucitura e due bottoni di recupero, per realizzare un invito fai da te.

Spero che questi spunti possano esservi utili per festeggiare e divertirvi, ogni occasione è buona. Se ci aggiungete un po' di creatività, ancora meglio.

martedì 24 luglio 2018

Una mappa del tesoro come biglietto di auguri

È già capitato che su queste pagine virtuali raccontassi di regali e sapete quanta importanza attribuisca alla soglia dei 30 anni. Ebbene, tra le mie amicizie ci sono ancora personcine giovani che li stanno compiendo! Questo post è dedicato a un regalo pensato per questa tappa così speciale.
Tappa: non è una parola casuale! Quanta strada bisogna percorrere per raggiungere questa soglia? Se poi la persona che compie gli anni è appassionata di pirati, la metafora acquisisce subito una nuova luce...

LA MAPPA DEL TESORO
Da bambini abbiamo fantasticato quasi tutti su una mappa del tesoro, di quelle con il percorso tratteggiato e uno scrigno alla fine. Mi sono ispirata a una di queste.
Ho deciso di riempire uno scrigno (di cartone stampato legno) con tanti piccoli regali significativi e a ognuno di questi ho legato una tag con un numero e sul retro della mappa ho riportato la spiegazione corrispondente.
Un po' biglietto di auguri, un po' lettera motivazionale. Perché diciamocelo, chi non è stato un po' spaventato in questo momento della sua vita? Ma da qui inizia una fase bellissima!

martedì 14 marzo 2017

Tre negozi in Via Solari

Non ho mai nascosto la mia passione per la zona di Milano racchiusa tra le tre vie Tortona, Savona e Solari. Sono nata e cresciuta al civico 90 di Via Savona, tra i grandi alberi di magnolia e le ciminiere in mattoni rossi delle vecchie fabbriche. Per me era normale trovare a due passi da casa una sottostazione elettrica e poco più in là la casa cantoniera adiacente a San Cristoforo sul Naviglio Grande. Sì, sono convinta di aver vissuto in uno dei quartieri più veri di questa splendida città.
Negli anni ho visto queste strade trasformarsi, gli spazi essere reinterpretati con un’attenzione particolare alla moda e al design, alcuni negozi chiudere e alcune industrie essere soppiantate da supermercati, eppure non ho mai perso il piacere di visitare questo posto che ancora riconosco come la mia casa.

Durante una recente passeggiata ho osservato con maggiore attenzione tre negozi veramente belli e curati e ho deciso di parlarne sul blog: sono racchiusi tra Piazza del Rosario e la fermata del metrò di Sant’Agostino, un tragitto veramente breve (appena due fermate di tram).

Piazza del Rosario, 1 (cioè più o meno metà della Via Solari, come promesso)
Ho sempre apprezzato le loro vetrine, dove gli accessori e i capi di abbigliamento si posano sui complementi d’arredo più romantici. Sabato ho finalmente deciso di entrare e ho scoperto che al piano inferiore c’è una selezione di elementi per la casa da far perdere la testa!
Via Andrea Solari, 4 (le vetrine all’angolo con Via Montevideo mostrano elementi di interior decor)
Anche in questo caso l’esposizione è superlativa. Se entrate in questo negozio guardatevi intorno: vi sembrerà di trovarvi nel bel mezzo di un account di Instagram! 
Viale Coni Zugna, 53 (esattamente alla fine di Via Solari, a un passo dalla fermata M2 S. Agostino)
Gli ambienti che si osservano all’interno di questo showroom sembrano abitati, solo soffermandosi un po’ si potrebbero immaginare delle storie! Per questa ragione mi piace così tanto. Se poi si aggiunge che nello spazio antecedente c’è un piccolo giardino con vialetto, la magia si completa.
A proposito del terzo negozio, vi segnalo una recente novità: in collaborazione con Clivati (la sede storica di questa pasticceria si trova in Viale Coni Zugna n°54 e quando frequentavo la Scuola del Fumetto in questo posto ho bevuto alcuni dei cappuccini più buoni di Milano) hanno aperto Valter Pisati Interior Design Cafè.
Ho dato una sbirciata dall’esterno e l’ambiente è delizioso… prima o poi troverò il tempo per una piccola pausa!
Fatemi sapere se il mio itinerario vi piace.

martedì 16 giugno 2015

Raccogliere i fiori…

Questo blog è nato raccogliendo un piccolo ramo di azalea, se non conoscete questa storia potete scoprirla nel mio primo post. Come per i fiori, anche quando incontro una foglia particolarmente bella sul mio cammino non esito a fermarmi per riporla tra le pagine delle mie agende, che poi conservo con cura quando finisce l’anno. La considero una dimostrazione di gratitudine nei confronti di ogni forma di bellezza. Inutile dire che sono sempre stata considerata un po’ suonata da conoscenti e amici, ma almeno i secondi (per fortuna) mi vogliono bene ugualmente.
Un mese fa invece ho visto una foto su Instagram, condivisa sul profilo di una donna che stimo moltissimo, che mi ha rassicurata a riguardo: se la coltissima, stilosissima e intelligentissima Camilla di Zelda was a writer fa la stessa cosa non c’è niente di cui mi debba vergognare.

Così nei giorni scorsi l’ho rifatto: una rosellina era stata strappata dalla sua pianta, probabilmente da mani goffe o dal vento, ed era atterrata sul viottolo del mio cortile. Non ho voluto lasciarla lì.
In casa non avevo un vaso, tantomeno un contenitore adatto a uno stelo così corto, così anche questa volta mi sono arrangiata: sul tavolo sostava un inutile calice di plastica, conservato perché sapevo che prima o poi sarebbe “tornato utile per qualcosa anche se non so cosa”, ed è lì che l’ho riposta. L’acqua l’ha subito rinvigorita e per due giorni questo fiore ha allietato il mio tavolo a pois. Poi mi ha fatto capire di essersi impegnata abbastanza così ho deciso di farla seccare per conservarla, semplicemente appendendola a testa in giù con una molletta.
  
Adesso, quando raccolgo i fiori e la gente mi guarda schifata esclamando “Ma cosa fai?!” io mi sento un po’ meno sciocca e nella mia mente penso: “Stolti, lo fa anche Camilla! Cosa potete capirne voi…”.
Con questo pensiero, che mi ricorda l’atteggiamento di pacata presunzione che sfoggiavo quando andavo all'asilo, posso proseguire la mia giornata più serenamente. Tutto sommato ero una 3enne saggia.

martedì 28 aprile 2015

Come riordinare i cassetti (il MIO metodo)

La primavera fa brutti scherzi e così può capitare che anche a me venga un desiderio sfrenato di fare ordine nei miei cassetti. Diciamo pure che ogni segnale che captavo dall'esterno mi spingeva in questa direzione!
Prima di tutto il fastidio causato da certe situazioni che apparentemente non hanno niente a che fare con l'abbigliamento ma scatenano questo desiderio: vorrei far "pulizia" tra le persone ma, non avendone la possibilità, decido di iniziare a fare ordine in altri aspetti del mio quotidiano.
Poi la ricezione costante di input da parte di alcune amiche e conoscenti che parlano del metodo Konmari, il quale pare abbia cambiato le loro vite.
Non ho letto il libro di Marie Kondo quindi non mi permetto di parlare del suo sistema però ammetto di essere partita da questo (per meglio dire da ciò che di questo metodo mi hanno raccontato le persone che lo applicano) per sviluppare il MIO.
Ammetto anche di aver preso in prestito il primo passaggio: svuotare i cassetti! Completamente, per avere una visione d'insieme. Così sono andata a recuperare i vestiti necessari per il cambio di stagione e li ho sparpagliati sul letto insieme a quelli già presenti nel mio armadio. Per prima cosa mi sono accorta di essere molto NERD e le magliette lo dimostrano! Secondariamente mi sono resa conto di non avere il coraggio di abbandonare (o regalare) nessun capo d'abbigliamento, nemmeno quando si tratta di indumenti che non mi stanno bene, maglie datate che lasciano la pancia scoperta, capi difettosi oppure che presentano segni d'usura. A questo punto però, vedendole tutte insieme coprire il mio letto, ho trovato il coraggio di eliminarne ben 6; se le avessi prese una ad una dal cassetto non ce l'avrei mai fatta.

Riporle nuovamente nel cassetto è stato il momento che mi ha dato maggior soddisfazione: fino ad oggi il sistema classico per piegare le magliette non si era rivelato compatibile con le dimensoni dei miei cassetti ma ciò nonostante non avevo mai osato cambiarlo. Allo stesso modo non ritenevo adatto il metodo proposto nei video presenti su YouTube quindi ne ho inventato uno personale che fonde alcuni principi del Konmari con semplici regole di matematica: ho diviso il cassetto in 3 settori e ho piegato le magliette più strette in modo che potessero essere affiancate in 3 file, anziché le 2 precedenti (che oltretutto si sovrapponevano fastidiosamente al centro sgualcendo le magliette). Inoltre non le ho arrotolate ma semplicemente piegate una volta in più per poterle disporre in verticale, come si può vedere nelle foto
Sono convinta che questo mi aiuterà anche a utilizzare più delle solite 2 magliette in cima al cassetto perché non dovrò più scavare per trovarle... non voglio fare previsioni azzardate ma potrei addirittura smettere di pronunciare frasi del tipo "non ho niente da mettermi!".

Tuttavia la cosa che mi dà più soddisfazione è un'altra: sono riuscita a coinvolgere in questa trasformazione anche il mio ragazzo (che oltretutto è più NERD e vanitoso della sottoscritta quindi ha moltissime magliette). Questo è un vero miracolo! Ora abbiamo due cassetti bellissimi, che scorrono senza incidenti disastrosi, sembrano più capienti e non fanno spiegazzare il contenuto in modo imbarazzante.
L'ultimo passo da compiere sarà liberarmi delle 6 magliette che non hanno superato la selezione... ma sono convinta che le ritroverete su questo blog, coinvolte in azzardati tentativi di recupero DIY! ;)

giovedì 14 agosto 2014

Foglie di Fimo

Il temporali all'inizio di agosto mi hanno fatto desiderare l’autunno. Non prendetevela, io odio il caldo. Così, mentre mi godevo il vento sul balcone, ho pensato: foglie… Ultimamente circolano sempre più immagini sull'uso dei pizzi per creare una texture sulle paste sintetiche, quindi ho pensato di adattare lo stesso principio anche a questo progetto.

Ho cercato alcune foglie con le nervature evidenti e abbastanza resistenti: quella con cui mi sono trovata meglio è stata una fogliolina di alloro. Dopo aver steso poca pasta (si dovrebbe utilizzare un mattarello acrilico ma io uso un praticissimo pennarello indelebile scarico: non solo credo nel riciclo per ridurre i rifiuti, ma con i soldi risparmiati per gli attrezzi rimpiazzati in questo modo posso acquistare nuovo materiale per il fai da te!) si poggia la fogliolina sopra e la si fa aderire con le dita o con il mattarello. In questo modo si trasferiscono sulla superficie della pasta tutti i particolari della foglia compresi i difetti e le imperfezioni, quindi sarebbe meglio sceglierne una integra… ma essendomi voluta accontentare di quelle che la pianta aveva fatto cadere, la mia non era impeccabile e anche una piccola cicatrice si è trasferita sul lavoro.
Prima di staccare la foglia si taglia la pasta eccedente con una lama: anche in questo caso in commercio esistono attrezzi appositi, ma io uso una piccola forbice (ovvero una delle lame di vecchie forbicine smontate). A questo punto si può rimuovere la foglia-texture e lisciare i contorni della foglia di fimo con un dito, meglio se calzato in un guanto di lattice per non lasciare impronte e senza premere troppo per non alterare la forma. Per trasformarla in ciondolo forare un’estremità.
Esistono diversi metodi per la cottura, dal forno al bagnomaria (e sono numerosi i video tutorial che circolano su internet con istruzioni a riguardo) ma adesso vengono commercializzate anche paste sintetiche che asciugano all'aria. Quando le sagome si sono indurite e raffreddate bene le ho colorate: usando del colore liquido vengono evidenziate le nervature stampate dalla foglia perché lui va naturalmente a depositarsi nei solchi.
Oltre a questo ci sono altri mille modi di decorare il lavoro ottenuto, come i pigmenti, la foglia oro o i bitumi anticanti… e altri mille li potrete sperimentare voi (nel mio caso ho azzardato l’abbinamento dei colori acrilici diluiti con un tocco di smalto per le unghie in quelli che ho trasformato in orecchini e solo acrilici per i ciondoli). Infine un paio di mani di vernice trasparente, che può anche essere evitato quando si utilizza del fimo già colorato.

martedì 29 aprile 2014

Così nasce DIY collage

Il mio quotidiano è costellato da frammenti di Fai da te. Piccoli gesti che non hanno lo stesso peso dei tutorial pubblicati su Paper Project, ma raccolti insieme possono essere spunto e ispirazione.
L'idea per questo blog è arrivata da un ramo di azalea spezzato che il mio ragazzo ha trovato, raccolto e portato a casa. Una bottiglietta di vetro della Coca Cola si è rivelata adatta ad accoglierlo e l'ho decorata con un nastro di organza nello stesso colore dei fiori, anch'esso di recupero. Il risultato mi è sembrato così inaspettatamente bello che l'ho subito immortalato, senza badare troppo ai dettagli.
Questo è lo spirito di DIY collage: mettere insieme frammenti sparpagliati per dare vita a qualcosa più grande e recuperare ciò che può essere ancora utile.
Io adoro il collage!

P.S. I due nastri rosa sono stati recuperati da una maschera ed entrambi sono stati riutilizzati: ho impiegato l'altro per decorare un cestino e in questa foto si possono scorgere anche i fiori che, dopo un paio di giorni, si sono aperti e mostrati in tutta la loro bellezza!